Le tecniche di parata, di pugno, percossa e calcio del karate-do sono combinate tra loro in modo razionale nei kata, gli “esercizi formali”. Attualmente, tra i vari stili del karate, se ne praticano circa una cinquantina, alcuni dei quali si tramandano da generazioni, altri sono stati composti in epoca relativamente recente. I kata possono essere suddivisi in due grandi gruppi:
KATA SHOREI: I kata shorei sono enfatizzano lo sviluppo della forza fisica, al rafforzamento delle ossa e dei muscoli, apparentemente semplici, ma che richiedono compostezza e che esprimono forza e dignità se correttamente eseguiti.
KATA SHORIN: I kata shorin rappresentano tutti qui kata adatti allo sviluppo dei riflessi e della velocità, con rapidi spostamenti avanti e indietro che ricordano il volo della rondine o del falco.
Tutti, ugualmente, portano ad acquisire ritmo e coordinazione. La pratica dei kata è fisica ma anche spirituale. Nell’esecuzione di un kata, il karateka dovrebbe esprimere coraggio e sicurezza, ma anche umiltà, senso della misura e cortesia. Come spesso ripeteva ai suoi allievi Gichin Funakoshi:
“Senza cortesia lo spirito del karate-do va perduto”
Espressione di questa cortesia è il saluto che si compie all’inizio ed alla fine di ogni kata. E’ una posizione rilassata, senza tensione soprattutto nelle spalle e nelle ginocchia, con una respirazione quieta. Il centro della forza e della concentrazione è il tandem, il baricentro. In questa posizione il karateka dovrebbe sentirsi pronto a qualsiasi evenienza, pieno di spirito combattivo. Essendo rilassato ma nello stesso tempo in guardia è la condizione che caratterizza anche il saluto eseguito alla fine del kata, ed è detta zanshin. Nel karate-do, come pure nelle altre arti marziali, è della massima importanza portare il kata ad una perfetta conclusione. Ogni kata inizia con una tecnica di parata ed è composto da un numero preciso di movimenti da eseguirsi secondo una sequenza prestabilita. Talvolta può essere introdotta qualche variazione nella complessità dei movimenti o nel tempo richiesto a completarli, ma ogni movimento ha un significato ed una funzione e non vi è nulla di superfluo. L’esecuzione avviene lungo l’embusen (tracciato d’esecuzione), la cui forma varia per ogni kata.
Durante la pratica del kata, il karateka dovrebbe immaginare di essere circondato da avversari ed essere pronto ad eseguire tecniche di difesa e di attacco in qualsiasi direzione. Per quanto riguarda la nomenclatura dei vari kata, il maestro Gichin Funakoshi disse:
"I nomi dei kata ci sono giunti per tradizione orale. Nel passato si usavano denominazioni come PINAN, NAIFANCHI, WANSHU, CHINTO... ma erano di difficile decifrazione e portavano errori nell'apprendimento. Dato che il Karate è una disciplina di combattimento nipponica non c'è ragione conosciuta per mantenere nomi stranieri, in alcuni casi di oscura origine cinese, solo perchè originali. Ho peranto cambiato i nomi che ho considerato poco utili, dopo aver studiato il significato che i vecchi maestri davano a queste forme"
Concludendo i punti a cui un katateka dovrebbe fare attenzione nell’esecuzione del kata sono:
1. Corretta successione Il numero e la successione dei movimenti sono determinati e vanno eseguiti con esattezza.
2. Inizio e fine Il kata deve iniziare e finire sul medesimo punto dell’embusen. Ciò richiede molta pratica.
3. Significato di ciascun movimento Occorre comprendere a fondo ed esprimere chiaramente ogni movimento di difesa e di attacco. Questo vale anche per il kata nel suo complesso, dato che ciascun kata ha particolari caratteristiche.
4. Coscienza del bersaglio Il karateka deve saper sempre qual è il bersaglio e quando deve essere eseguita la tecnica.
5. Ritmo e tempo Occorre impiegare il ritmo adatto per ciascun kata, e il corpo deve rimanere sempre flessibile senza inutili tensioni. A ciò si perviene realizzando l’equilibrio fra tre fattori: corretto uso della potenza, velocità o lentezza d’esecuzione, contrazione e decontrazione.
6. Corretta respirazione La respirazione dovrebbe variare a seconda del mutare della necessità, ma in genere è buona norma inspirare durante le parate, espirare negli attacchi o nelle tecniche decisive, ed inspirare rapidamente tra una tecnica e l’altra durante l’esecuzione di sequenze.
Il kiai ha uno stretto rapporto con la respirazione, e si effettua a metà o alla fine del kata nei movimenti di massima tensione. Con una forte espirazione accompagnata da una potente contrazione dei muscoli dell’addome, è possibile fornire alla muscolatura una carica ulteriore di potenza esplosiva.
Di seguito è riportato l’elenco dei 26 kata dello stile Shotokan codificati nel corso degli anni dalle loro origini, fino ai giorni nostri.
| KATA SHOTOKAN | |||
| SHITEI | SENTEI | TOKUI | |
| Taikyoku Shodan | Heian Shodan | Bassai Dai | Jitte |
| Taikyoku Nidan | Heian Nidan | Enpi | Jiin |
| Taikyoku Sandan | Heian Sandan | Kanku Dai | Wankan |
| Heian Yodan | Jion | Bassai Sho | |
| Heian Godan | Hangetsu | Kanku Sho | |
| Tekki Shodan | Sochin | ||
| Gankaku | |||
| Tekki Nidan | |||
| Tekki Sandan | |||
| Nijushiho | |||
| Gojushiho Dai | |||
| Gojushiho Sho | |||
| Meikyo | |||
| Chinte | |||
| Unsu | |||